Cardiomiopatia aritmogena, al via un progetto di ricerca finanziato dal Ministero della Salute
09.04.2026
Un nuovo progetto di ricerca dedicato alle atlete e agli atleti affetti da cardiomiopatia aritmogena ha ottenuto un importante finanziamento dal Ministero della Salute. All’iniziativa sono stati destinati 570 mila euro per l’Azienda Ospedale Università di Padova, nell’ambito di un finanziamento complessivo PNRR pari a 950 mila euro.
La cardiomiopatia aritmogena è una malattia cardiaca ereditaria che rappresenta una delle principali cause di morte improvvisa tra gli sportivi. In questo ambito Padova si conferma un punto di riferimento nazionale, sia per l’attività clinica sia per la ricerca scientifica.
Gli obiettivi dello studio
Il progetto, selezionato attraverso bandi competitivi nazionali, punta ad approfondire i meccanismi che determinano la patologia e a migliorare diagnosi precoce, valutazione del rischio e gestione clinica degli atleti colpiti. L’obiettivo è duplice: aumentare la sicurezza nella pratica sportiva e sviluppare protocolli personalizzati che, quando possibile, consentano di proseguire l’attività fisica in condizioni controllate.
La malattia rappresenta una sfida particolarmente complessa per la cardiologia e la medicina dello sport, perché può colpire giovani apparentemente sani e manifestarsi anche in assenza di sintomi evidenti, fino a eventi gravi e improvvisi.
Lo studio si caratterizza per un approccio multidisciplinare che mette insieme competenze cliniche, genetiche e tecnologiche, con il supporto di metodiche avanzate di imaging e monitoraggio. Al progetto partecipano le UOC di Patologia Cardiovascolare e Cardiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova, dirette rispettivamente da Cristina Basso e da Domenico Corrado, con il coinvolgimento di Alessandro Zorzi, Kalliopi Pilichou e Barbara Bauce, insieme alla UOC di Medicina dello Sport dell’ULSS 2 Treviso, diretta da Paolo Sarto.
Le ricadute attese
Una parte centrale della ricerca riguarderà il rapporto tra esercizio fisico e progressione della malattia, anche in relazione al genotipo. Un aspetto decisivo per definire linee guida sempre più precise e fondate su evidenze scientifiche.
I risultati potranno avere ricadute importanti non solo sul piano scientifico, ma anche sulle politiche sanitarie e sui programmi di screening rivolti alle atlete e agli atleti. Si tratta infatti di un investimento strategico nella ricerca biomedica, con l’obiettivo di rafforzare la tutela della salute pubblica e la sicurezza nello sport, oltre a tradurre i progressi scientifici in benefici concreti per chi è paziente e per l’intero sistema sportivo.


